Contesto operativo

Il Centro di Medicina Comunitaria (CMC) dell’ULSS 20 di Verona, svolge attività di prevenzione, diagnosi e cura per quanto riguarda l’infezione da
HIV/AIDS
e le problematiche ad essa correlate, come
epatiti virali
e
malattie trasmesse sessualmente (MTS)
fin dall’inizio dell’epidemia italiana nella seconda metà degli anni ottanta. Attualmente la popolazione sieropositiva seguita è costituita da circa 800 soggetti (tra adulti di ambo i sessi, bambini e immigrati provenienti da paesi ad alta endemia).
Premesse

A partire dal 1996 a seguito della terapia antiretrovirale di combinazione (cART) altamente efficace sono in costante aumento le persone affette da infezione da HIV viventi, mentre i casi di AIDS conclamati sono stabili. In Italia la stima delle persone viventi con l’infezione è di 140.000 soggetti, un terzo delle quali sono donne in età fertile.L’infezione da HIV, infatti, si è rapidamente diffusa nella popolazione femminile ed è in costante incremento. Circa il 50% dei casi mondiali è rappresentato da donne e il rapporto sessuale non protetto è il principale fattore di rischio di trasmissione dell’HIV tra le donne di tutti i paesi del mondo. D’altro canto se da un lato è fortemente in aumento il rischio di trasmissione dell’infezione da HIV nella popolazione femminile, l’accesso alle cure, e conseguentemente la riduzione della trasmissione materno-fetale dell’infezione, e il processo di cronicizzazione della patologia, hanno contribuito a risvegliare progetti di vita forti, come il desiderio di maternità. Tutto ciò ha comportato una rivalutazione delle problematiche etiche e morali precedentemente alla base del rifiuto di assistenza riproduttiva ai pazienti HIV-positivi. La genitorialità è quindi una opzione realistica per le coppie dove uno o entrambi i componenti sono affetti dall’infezione e la richiesta è in incremento.
Se finora le risorse investite hanno riguardato lo studio del rischio di trasmissione materno-fetale e le problematiche che ne conseguono: cART in gravidanza, tipo di espletamento del parto, tipo di allattamento, profilassi del neonato, ruolo delle malattie sessualmente trasmesse come fattori di rischio, ora altre risorse vanno indirizzate all’offerta di assistenza riproduttiva a queste coppie.
E’ aumentato quindi ed è in costante incremento il numero delle gravidanze nelle donne sieropositive, parallelamente all’aumento della richiesta di applicazione di tecniche di procreazione assistita nelle coppie sierodiscordanti e dove concomitano problemi di infertilità.
Anche il concepimento mediante rapporti naturali mirati e guidati, abbandonando l’uso del condom, che era fino a poco tempo fa controindicato nelle coppie dove uno o entrambi sono HIV-positivi, può essere oggi preso in considerazione. Le evidenze attuali infatti supportano una discussione più aperta con le coppie riguardo questa ultima opzione, per poter quantificare, il più ragionevolmente possibile, il rischio nei singoli casi, in modo da rendere possibile una scelta informata e responsabile.
La realtà

Nel 2002, all’interno di un programma di prevenzione dell’infezione da HIV, è partito presso il nostro Centro in via sperimentale il progetto di
“Procreazione Assistita Sicura per coppie siero discordanti
”. Nel 2009 l’Azienda adotta il progetto, promuovendolo a Unità Operativa Semplice. La nostra Mission è di permettere alle coppie, in cui uno o entrambi i partner siano positivi, di accedere al counseling pre-concezionale e alla procreazione assistita sicura. Il nostro Centro è uno dei pochissimi Centri in Italia che, mediante un’apposita metodica di “lavaggio” rende il seme di un maschio HIV-positivo non infettante ed utilizzabile per l’effettuazione dell’inseminazione artificiale della compagna sana. Con questa modalità
nascono bambini sani
,
senza infezione e senza rischio di infezione materna
, come potrebbe avvenire nel caso di
concepimento naturale spontaneo non assistito
.